domenica 18 marzo 2012

SEDICI ANNI DOPO.



Sedici anni dopo.

pt.1

Sento ancora il dolore,
sedici anni dopo.
Vivo ancora il male,
generato dalla tua dipartita,
la sensazione di vuoto riempito male,
nella giacenza di un essere incompleto,
creato per riuscire nella vita
e finito in un angolo remoto dell'inferno
a quasi pregare per morire.
Vedo così il mio tratto,
le mie fattezze deteriorarsi,
ed il mio animo cambiare, diventare
qualcosa di ignoto, oscuro.
La salvezza, orientata all’astro del tuo firmamento
sarebbe proprio quella di pensare a te.
Poiché anche se breve
quell'immagine luminosa
che mi hai lasciato
ancora oggi mi acceca di purezza,
simbolo incontrastato di bontà.
Allora si che scruto il cielo,
cercando conferme sull’esistenza di Dio
che vi sia un qualcosa
di così arcano e potente,
che possa un giorno farmi riprovare
una sensazione del genere.
Ma dentro ahimé so bene
che non è nessuno, oltre me.
Che nell'orrore più nero
che ho vissuto senza di te
in fin dei conti sono solo.
Posso solo asciugarmi gli occhi,
ancora una volta,
e muovere l'ennesimo passo avanti.
Poiché non ho altre direzioni,
ed indietro nessuno mi farebbe tornare.


Sedici anni dopo.
pt.2


Penso alle atrocità che hai vissuto,
alla parola fine che per anni
aleggiava sopra la tua testa,
mentre sentivi che il tuo mondo
stava scomparendo, o forse
tu per lui, lasciandoci soli, per sempre.
Non riesco a credere che
non sei impazzita,
urlato di dolore
dubitato del tuo Dio,
lo stesso che nella mia incoscienza
per gli stessi motivi
io avevo da tempo rifiutato.
Ma questa era la differenza fra noi:
io sono un essere incompiuto,
un malformato individuo
che ha vissuto a ridosso del bene e del male,
per troppi anni, solo e senza guida.
Padrone incontrastato della linea divisoria,
ho dominato le avversità inglobandole in me,
pensando che sarei stato sufficientemente forte
di trascinarmi verso l'obiettivo.
Quale fosse questo, non mi è mai stato chiaro,
nonostante sai, di ragionamenti, ne compiuti parecchi.
Quindi ho pensato di scriverti questo testo,
forse presuntuoso e probabilmente inutile,
per dirti che ti voglio bene.
Che non ricordo, se non a livello di sensazioni remote,
cosa voglia dire essere amati da una madre,
e che ho bisogno di te.
Nella festa del padre quindi incrocio le spade,
come sempre, per uno nato dall’unione
di piume d'angelo e unghie di demone.
Eccomi ora, posto come un deforme,
per abbozzare queste parole
per chiederti di aiutarmi a ricordare qualcosa,
per farmi ridere, sedici anni dopo.


Sedici anni dopo.
pt.3


E piango per noi,
per quello che non c'è stato,
per quello che ho mancato,
per quanto ho dimenticato.
Rivedo con la mente
le poche fotografie della vita,
dove sorridevi, dove sembravi felice,
uniti come madre e figlio.
Dove mia dolce mamma,
il mattino pregavi per me.
Dove riuscivi a farmi stare bene,
a proteggermi, a chiedere perdono agli dei
per tutte le mie malefatte e benedirmi
nel mio cammino.
Dove si creava quell'anello di collegamento,
che faceva in modo che il mio pensiero
inseguisse sempre il tuo, e viceversa.
Non avrò mai più tale legame,
non riuscirò a tessere le trame della tempo
e tornare indietro.
Se mai sentirò più tali sensazioni,
vorrà dire che starò morendo.
Che la strada che porta al paradiso
si sarà aperta dinanzi a me.
Non mi tirerei indietro,
se intravedessi te:
la percorrerei correndo.

(Goondah)

sabato 3 marzo 2012

QUEL CHE SEMBRA NOTTE

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QUEL CHE SEMBRA NOTTE


Guardo attorno a me
quel che sembra notte,
ma che prendendo forma
ricorda più un camino.

Arde infatti, quel che pare
il braciere del peccato
mentre nell'aria già si sparge
il senso del consumo.

Quanti sono ormai
gli anni passati affianco
dentro un cuore disegnato
con i petali e con le spine?

Ma ombre e sensazioni,
veloci scorron via
dentro un sentiero cancellato
in quel che sembra notte.

Ho paura, terrore, non andare!
riportami la luce,
quel senso della via.

Ho l'angoscia, il timore, di restare solo,
scappa la speranza,
che un domani ancor ci sia.

Ma tutto or sembra immobile,
ed il silenzio invade il mio sorriso
come quando sono nato,
come quando mi hai lasciato.

Così, piango la solitudine
in quel che sembra notte
svanisce l’ultimo incendio
il soffio del mio tempo.

Non voglio dimenticare,
che per un attimo ho vissuto anch'io,
che visto con gli occhi giusti
sono quasi stato un dio.

Ma per tutti c’è un momento
di vita e di miracoli,
di desideri e rimpianti,
sensazioni e pensieri.

Posso abbacchiarmi ancor se voglio,
eppure acconsentire,
così é il senso di quel che vive,
così lo è di quel che muore.

Vedere un epoca svanire
o forse cancellarmi io da essa,
spegnere ogni speranza
in quel che sembra notte.

Rauco è cosi, l’ultimo sospiro
il lancio nell’oblio
con il corpo diventato turgido
in un disperato clima.