Brano rituale in undici stazioni, da recitare o leggere come un percorso iniziatico. Ogni stazione è un passaggio obbligato: dalla sera alla notte, dall'orrore all'alba, fino alla morte come compimento. Con interventi in lingua dell'apocalisse (latino apocalittico, greco biblico, aramaico, echi del Libro della Rivelazione)
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I – LA SERA
Quando la sera acquieta membra ed anima e scurisce il lume ma non il fuoco, i pensieri corrono allora lungo sentieri nevralgici, di sofferenza e di dolore, di un ricordo di passione.
ἦλθεν ἡ ὥρα – è giunta l'ora.
Et nox facta est – e la notte si è fatta.
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II – I BINARI
Corre, su binari nevralgici, la sottile linea del dolore, condizionando il volo anche del pensier più alto.
Viae doloris – vie del dolore.
Semitae mortis – sentieri di morte.
καὶ ὁ λόγος σάρξ ἐγένετο – e il Verbo si fece carne, ma la carne è ferita.
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III – LA RICERCA
Così, soccorrendo il tempo, cambiamo d'agito, cercando a tentoni un più rimarchevole pensiero, potente e tacito. Solchi, lasciati dal mare, intenso e sanguigno, che tracciano con fatica le montagne della follia.
Mare magnum et spumans sanguinem – mare grande e schiumante sangue.
quaerimus et non invenimus – cerchiamo e non troviamo.
ἐν σκότει ψηλαφῶμεν – nel buio brancoliamo.
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IV – IL MATTINO ILLUSORIO
Ma poi quando giunge l'ora del mattino, quella dove i cani corrono ad abbaiare e dove del male non si sente più alcun frastuono, il mare calmo improvvisamente si congiunge al cielo, avvolgendo di blu l'universo, immenso e se penso grande come gli occhi non hanno visto mai.
Et ecce dies – ed ecco il giorno.
Lux in tenebris – luce nelle tenebre.
καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει – e la luce risplende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta.
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V – L'ESCLUSIONE
Pene e dolore rifuggono le sensazioni assorte al sole, io scorgo la duna: come se tutto, in qualche modo, abbia ripreso il suo corso, senza di me.
Sine me – senza di me.
ἐγὼ δὲ μόνος – io solo.
Et mundus me nescit – e il mondo non mi conosce.
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VI – LA BREZZA E L'ECLISSI
Così quando poi la verde brezza finalmente risoffia nella nostra vita, mentre ancor teniamo chiusi gli occhi vediamo gli stormi di uccellacci volar di nuovo in cielo, portatori dell'eclissi e capaci di soffocar persino il pittore più diabolico. Mille colori, riflessi di luce, percorrono la linea, oramai spezzata.
Venti quattuor – venti di tempesta.
aves caeli – uccelli del cielo.
ἀετοὶ ἐν μετεώρῳ – aquile nell'alto.
Et obscuratum est sol medium diem – e si oscurò il sole a mezzogiorno.
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VII – IL SOLE NERO
Ma non sappiamo vivere in pace, così mentre il sole nero maledice la sua stessa fronte, allo stesso tempo benedice la terra con il senso di imperfezione.
Sol niger factus est – il sole si fece nero.
Maledictio et benedictio – maledizione e benedizione.
τὸ τέλειον τοῦ ἀτελοῦς – la perfezione dell'imperfetto.
Accipe signum – ricevi il segno.
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VIII – L'ORRORE DELLA PERFEZIONE
Ed è qui che il ricordo beffardo si sbieca ed un urlo stridulo irrompe nella quiete: giunge l'orrore di un mondo senza colore, bianco e lucente di perfezione e candore. Cavalli storpi trascinano il crine ai limiti del segno ove s'affaccia nero il dirupo, laddove nacque un tempo il mio destino. Non siamo pronti a questa chiarezza, ove il quale appariamo tutti sporchi.
Come un impulsivo terremoto di sangue e merda, che spegne il sole come una lampadina. Ora lo sento correre a perdifiato cercarmi nella notte, che feroce, che spietato, entrar di taglio e squarciarmi il petto.
Ombre tetre corrono ora sul lungo muro della vita, quei sentieri nevralgici di prima, che affogano nel dolore e nella triste e sterile esistenza del più imprevisto orrore. Nella notte eterna un grido infame: c'è da saldare il conto, la fuga è proibita.
Vae! Vae! Vae! – Guai! Guai! Guai!
habitantibus in terra – a coloro che abitano la terra.
Et candidus factus est mundus – e il mondo si fece bianco.
Sanguis et stercus – sangue e sterco.
κλαυθμὸς καὶ βρυγμὸς ὀδόντων – pianto e stridore di denti.
Fuga prohibita – la fuga è proibita.
Nox aeterna – notte eterna.
ὁ ἀριθμὸς τοῦ θηρίου – il numero della bestia è il numero dell'uomo.
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IX – IL CORPO LACERATO
Non c'è più risveglio da questa vita, non c'è più perdono, della occulta tenda nera resta appena un drappo funebre, che non protegge dalla luce mortale il nostro stesso universo.
Denti mortali che divoran le membra, e veleno sia! Rose di sangue guizzan dal giugulo, oramai inerme.
Così luce e perfezione non son degne del nostro nome poiché siamo creature imperfette, scarti esistenziali necessari solo a noi stessi. Abbiamo bisogno del male per vivere e godere, come storpie creature accondiscendenti di un attimo di fulgore, sovente scambiato per vita ma in realtà solo patimento, postribolo e dolore.
Occhi rapaci sputano fiamme in cerca di un Dio. Ronzii di mole infernali girano come in un vortice infinito di orrore puro.
Corpus meum – il mio corpo.
Sanguis meus – il mio sangue.
στόμα τῶν ὀδόντων – bocca di denti.
Venenum bibere – bere il veleno.
Rosae sanguinis – rose di sangue.
Et ecce draco magnus – ed ecco il grande drago.
Oculi eius sicut flamma ignis – i suoi occhi come fiamma di fuoco.
Deus meus, Deus meus, utquid dereliquisti me? – Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
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X – L'INESISTENZA
E quando poi si spegne il sole, non vediamo che tutto nero per il crollo del colore, torniamo nell'occulto di un sogno che sin dalla nascita a fatica ancor ci alleva. Ci corregge da una vita che spesso confondiamo con il destino, oppur ci autoelogiamo per chissà qual carattere fatto di discendenza ed eloquenza, per chi sente, per chi ci pensa.
Occhi di fuoco si spengono all'alba: un nuovo sole sorgerà stamani, più grande e più vero. Odo già le sue fiamme bruciare, trascinate dall'eco di milioni di teschi urlanti.
Così in questa triste essenza di nulla dichiarato, non ci spaventa la tenebra bensì l'inesistenza, cioè la più pallida sensazione di vuoto e di terrore, della luce divina ancor più di quando si spegne il sole.
Et visus est sol quasi saccus cilicinus – e il sole divenne come un sacco di cilicio.
Et caelum recessit sicut liber involutus – e il cielo si ritirò come un libro arrotolato.
Mors et infernus – morte e inferno.
οὐκ ἔστιν – non c'è.
Vanitas vanitatum – vanità delle vanità.
Lux divina – luce divina.
Et tenebrae eam non comprehenderunt – e le tenebre non l'hanno compresa.
Sed timor lucis maior est quam timor noctis – ma il terrore della luce è più grande del terrore della notte.
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XI – LA MORTE
È il giorno giusto per morire.
Ἀμὴν ἀμήν – Amen, amen.
Maranathà – Il Signore viene.
Et factum est – E così sia.
In manus tuas – Nelle tue mani.
Consummatum est – È compiuto.
Requiescat in pulvere – Riposi nella polvere.
Et lux perpetua luceat ei – E la luce perpetua risplenda su di lui.
Sed nos in tenebris manemus – Ma noi restiamo nelle tenebre.